
Località Alberello
Torrita di Siena
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Responsabile blog: Claudio Mellone.
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Sabato 31 maggio, ore 21.30
CINEMA: Oblomov
di Nikita Michalkov
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Oblomov Ritratto di un timido, apatico, torpido, dominato da una volontà di inazione, incapace di afferrare la realtà, anche quella angelicata che riveste i panni di Olga. A modo suo, è un asceta della memoria. Michalkov non fa soltanto un intelligente e raffinato adattamento del romanzo (1859) di Ivan Gončarov, ma riabilita questo personaggio di neghittoso, sottolineandone la non adattabilità a un modello di vita che non gli appartiene. (M.Morandini) Ingresso riservato ai Soci
(Neskol'ko dnej iz zizni I.I.Oblomova, Urss 1979)
di Nikita Michalkov
con Oleg Tabakov, Elena Solovej, Jurij Bogatyrëv, Andrej Popov, Avangard Leont'ev
Commedia
Voci lontane... sempre presenti Ventennio di vita, a cavallo della guerra 1939-45, di una famiglia proletaria di Liverpool, vista con gli occhi di un bambino che cresce. La prima parte (“Distant Voices”) fa perno sulla figura odiosamata del padre; la seconda (“Still Lives”) fa più posto alla madre, alle sorelle, agli amici. Secondo bellissimo film di Terence Davies: struggente e duro, lucido e commovente con un dolcemente impietoso giudizio sulla volgarità dell'universo maschile. Costruzione a mosaico, sconnessioni temporali, ellissi veloci, sintesi fulminee; le canzoni sono il tramite e il deposito della memoria collettiva, l'onda musicale che apre e chiude le cicatrici comuni. “Il ritratto più vivido, condensato e penetrante della classe operaia nell'arte contemporanea britannica” (David Robinson). Pardo d'oro ex aequo a Locarno. (M.Morandini) Ingresso riservato ai Soci
(Distant voices, still lives, Gb. 1988)
di Terence Davies
con Freda Dowie, Pete Postlethwaite, Angela Walsh, Dean Williams, Lorraine Ashbourne, Sally Davies
Drammatico
M. il mostro di Düsseldorf Un ignoto maniaco, che violenta e uccide bambine, semina la paura a Düsseldorf. La polizia ordina retate nell'ambiente della malavita i cui capi, danneggiati negli affari, decidono di reagire organizzando una caccia all'uomo con i mendicanti della città. Primo film sonoro di Lang, M. è ispirato a un fatto di cronaca. Esordio di P.Lorre, probabilmente nel primo personaggio di deviante sessuale nella storia del cinema. Su una tematica che gli è cara (opposizione tra giustizia ufficiale e giustizia privata, senso della colpevolezza universale), Lang fa un film di taglio realistico che nell'uso della luce non trascura le esperienze espressionistiche, calibrando sapientemente suspense, cadenze del poliziesco, dramma sociale. Il “tema dell'assassino” (fischiettato dallo stesso Lang) è tratto dal Peer Gynt di Edvard Grieg; l'idea del tribunale dei criminali deve qualcosa al Brecht di L'opera da tre soldi. Un classico. (M.Morandini) Ingresso riservato ai Soci
(M, Ger. 1931)
di Fritz Lang
con Peter Lorre, Otto Wernicke, Gustaf Gründgens, Theo Lingen
Drammatico
Oltre il giardino
(Usa, 1979)
di Hal Ashby
con Peter Sellers, Shirley MacLaine, Melvyn Douglas, Jack Warden
Commedia
Un giardiniere ignorante, e da anni imbottito solo di TV, viene scambiato per un famoso e saggio filosofo. Di equivoco in equivoco diventa una celebrità nazionale, e viene ricevuto alla Casa Bianca come consigliere. Un'amara, aguzza, divertente parabola satirica sulla società americana nell'epoca della TV. Penultima e memorabile interpretazione di Sellers. Oscar per M.Douglas. (M.Morandini)
Stiamo lavorando all’ultima bozza del dizionario di chianino, ma i dubbi sono ancora tanti. Ci aiutate a risolverli? Queste le voci su cui siamo ancora un po’ incerti: le avete già sentite? e con quale significato? appaiccio, sost. f. zona umida non lambita dal sole, soprattutto nei mesi freddi.
babbo, sost. m. it. Nella fraseol. fa’ el poro babbo, ottenere a forza di lamenti molto piú degli altri.
capaia, sost. f. capo, specie nella fraseol. fa’ una capaia tanta, fare una testa cosí.
crosta, nell’espressione dio ti benedica, la crosta e la mollica, si usa come formula d’augurio quando un bambino starnutisce.
fra ínne e onne, fraseol. fra una cosa e l’altra, perdendo tempo.
un salto, un crepaccione, un dolo, ?
lappióso, agg. noioso, appiccicoso.
mémma, sost. f. fango.
pantumimma, sost. f. errore popolare per “pantomima” nel senso di commedia, scena madre. In senso fig. confusione, miscuglio, detto ad es. di cose cucinate.
parola torna indietro, fraseol. espressione con si finge scherzosamente di cancellare quanto appena detto.
patocchià’, v. intr. dormire.
pinzatoio, sost. m. strumento per fare la punta alla legna ctr. Al plur. pedali di bicicletta o di motorino.
priccio, agg. puro, pretto. Riferito a persone, volgare.
ristorgià’, v. risparmiare.
rivòlto, rivòltolo, sost. m. focaccia di farina bianca, usata spesso in mancanza del pane. Per la frittura si usava il lardo del maiale.
scassagomma, sost. f. gomma per scancellare.
sdóllo, agg. smidollato.
sfratazzà’, v. grattare.
spurito, agg. letteralm. pulito bene, sgrassato a fondo, per es. nel detto la renina di Valiano lava bene e non consuma, in riferimento a un tipo di polvere abrasiva che lava bene senza sciupare i tegami. In senso fig. chiaro, sveglio: occhi spuriti, cioè ben aperti, detto per es. di un bambino che non vuole dormire.
Trovà’ l’uscio nel muro, fraseol. letteralm. trovare l’uscio nel muro, cioè non ricevere accoglienza.
ubbidiente, sost. m. arc. errore popolare per “bidente”, zappa con il retro a due denti.
rubrica letteraria a cadenza varia L'arrotino è una professione artigiana che consiste nella molatura o affilatura delle lame. In passato l'arrotino spesso svolgeva il proprio mestiere spostandosi con una sorta di biciclo-carretto dotato di una grossa ruota di legno, rivestita da un cerchione di ferro; il carretto, una volta giunto sul luogo di lavoro, veniva letteralmente ribaltato su sé stesso e si trasformava nello strumento di lavoro. L’arrotino non passava a intervalli regolari.
di Daria B.
L’invidia in progress
L’ultimo romanzo di Elfriede Jelinek, Neid (Invidia), prosegue il ciclo sui peccati capitali, per adesso è pubblicato soltanto on-line, sul sito-web ufficiale della scrittrice austriaca: www.elfriedejelinek.com. A oltre sessant’anni, la Jelinek ha aggirato la casa editrice e ha deciso di “regalare” la sua letteratura (grazie al sostegno finanziario del premio Nobel, dichiara lei stessa in un’intervista al Sole 24 ore), qualunque lettore scontento non dovrà far altro che richiudere con un click la pagina web e per lei, l’autrice, non c’è limite alla possibilità di apportare modifiche: il romanzo è sempre in progress, ampliabile, tagliabile, riscrivibile. Come in Die Klavierspielerin (La pianista), la vicenda ruota intorno alla figura di una musicista, una violinista stavolta (come la stessa Jelinek), ma le anticipazioni finiscono qui: il romanzo lo si può sì leggere gratuitamente, ma lo si può leggere solo in tedesco, così che l’unica speranza è che qualche volenteroso traduttore segua le orme della scrittrice e ci “regali” anche una versione italiana – ma un traduttore molto bravo: la prosa della Jelinek è un groviglio di subordinate, esclamative e lessico d’invenzione, poco dialogo e molto indiretto libero, salti logici e imprevisti linguistici che metterebbero in crisi un madrelingua. Ci vorrebbe un’intera “comunità di traduttori” per un’opera del genere, ma chissà che nella polilogica rete informata non sia possibile intraprendere, in progress, anche un lavoro a cento mani.
Leggete: io vengo calcolato all'interno del substandard, ciò vuol dire che, in pratica, non vengo calcolato proprio, perché io ho già tutto e non mi serve nulla. Il mio ordine di grandezza non è allarmante, eppure sono già diventato abbastanza grande e, per il momento, non vedo neanche un seguace. No, per adesso vedo solo delle seguaci, e le combatto energicamente. Ma questi luoghi e questi uomini hanno bisogno della loro riserva tranquilla, i cui ordini di grandezza - questo manca - non siano troppo allarmanti, e in effetti va messo in conto che un mercato che funziona ha bisogno di una certa riserva di mobilità, sotto forma di disoccupati momentanei e/o momentanei appartamenti vuoti, perché poi questi disoccupati da qualche parte bisognerà pure infilarli, da qualche parte che sia ancora vuota, altrimenti stazionano dentro un cantuccio o vicino a un cantuccio e suonano il violino, solo peggio rispetto a me o a Brigitte, colei di cui si parla, no, ancora no, ma presto.
Il Circolo sospende le attività per un mese o due, per motivi pratico-organizzativi. Alla ripresa, che sarà il più presto possibile, continueranno il laboratorio di ascolto della musica, la proiezione di film e anche nuove attività. Il lavoro di redazione del dizionario di chianino continua anche in questo periodo. Pure il blog è sempre in funzione.
PRODUZIONE: Italia 1961 Silvio Magnozzi, giornalista ex-partigiano, si butta con entusiasmo nella 'bohème' populista del dopoguerra. È un onesto, sogna un mondo migliore e ignora totalmente gli strumenti per realizzarlo: il suo massimalismo lo conduce in galera anziché al successo; il suo idealismo mette a dura prova la sua vita familiare e i gli affetti più profondi. A un certo punto è costretto a scegliere fra la resa alle proposte di un capitalista corruttore e il fallimento completo. Straordinario affresco dell’Italia del dopoguerra e della sua democrazia. Registra il processo di disillusione che si sta impadronendo della società italiana e lo fa con una grande abilità narrativa, in perfetto equilibrio tra ambizioni sociologiche, gravità ideologica, humour, ironia e amarezza. Eccezionale prova di Sordi, eroe positivo raccontato in chiave grottesca, così da far decantare l’inevitabile retorica che poteva accompagnarsi con questo tipo di personaggi. Irresistibile la cena dei monarchici la notte del referendum per la repubblica. (P.Mereghetti) Nonostante la contraddizione di fondo non risolta – essere commedia satirica o far posto alla tirannia di un mattatore – il film pullula di sequenze eccellenti e ha un momento di poesia: Sordi ubriaco all'alba in un vialone di Viareggio. Mangano, Gassman e Blasetti nella parte di loro stessi. (M.Morandini) Il soggetto è stupendo: se realizzato con misura (offrendo meno libertà alle ripetizioni divistiche di Sordi) avrebbe potuto portare a un film chiave, una sorta di entusiasmante summa sulla 'coerenza e opportunismo nell'Italia di oggi'. Non diciamo che abbia perso interamente per strada le buone intenzioni. Non di rado tocca il bersaglio e non in termini di astratto sermone moralistico. Il limite è nella sporadicità di tali raggiunti obiettivi. (L.Miccichè) Nonostante le concessioni al riso e i molteplici tentativi di voltare la polemica in satira, il film si svolge in un’atmosfera amara e dolente, carica di echi sommessamente drammatici. Certo le intenzioni caricaturali sono evidenti e anche il tentativo di tracciarci in chiave umoristica la vita italiana dall’8 settembre a oggi, ma si tratta d’un umorismo quasi pince-sans-rire, acre e in più luoghi addirittura severo, solo in apparenza indulgente con la commedia. (G.L.Rondi) La commedia all’italiana è stata una fusione di dolceamaro, un genere di film divertenti che allo stesso tempo dicevano qualcosa su un particolare momento della società italiana. Erano tutti film di critica sociale e di costume, ma non li abbiamo fatti con la consapevolezza, con la premeditazione, con l’idea di lanciare il famoso messaggio: anzi, direi che una delle qualità della commedia all’italiana era proprio quella di scartare il messaggio premeditato, che era invece la grande preoccupazione di autori più nobili… e più noiosi. (D.Risi) Ingresso riservato ai soci
Una vita difficile
REGIA: Dino Risi
ATTORI: Alberto Sordi, Lea Massari, Franco Fabrizi, Silvana Mangano, Vittorio Gassman
SCENEGGIATURA: Rodolfo Sonego
MUSICA: Carlo Savina
GENERE: Commedia
DURATA: 113'
VISIONE CONSIGLIATA: Tutti
PRODUZIONE: Rft/Francia 1965 In un collegio tedesco del primo Novecento l'adolescente Törless si trova coinvolto nelle umilianti sevizie e torture inflitte da due collegiali al loro compagno Basini. Fedele allo spirito e alla lettera del romanzo di Musil (il clima morboso di violenza e pulsione omosessuale sfocia in un disgusto sempre maggiore del protagonista) il film usa una forma volutamente spoglia e disadorna ma efficacissima per descrivere la degradata realtà morale di una classe dominante minata da quella irrazionalità che pulsava sotto l’autoritarismo della Germania ormai prossima al nazismo. (P.Mereghetti) I riferimenti psicanalitici sono sacrificati dal regista, cui importa più tradurre l'angst epocale di Törless in una presa di distanza progressiva dagli atteggiamenti dei compagni. Lo stile è spoglio, sul modello del nuovo cinema francese (il film è coprodotto da Louis Malle). […] Il ridimensionamento del ruolo giocato nella vicenda dall'omosessualità, più che essere dettato da opportunità di censura, consegue a un generale disinteresse per la sessualità del personaggio, e forse alla volontà di raffreddamento razionale e di distacco che segna stilisticamente l'intero film. (M.Giori) I turbamenti del giovane Törless è un film di buona e seria fattura mantenuto con discrezione nei limiti di un realismo di tipo espressionistico. Poco è concesso alla descrizione dell’ambiente il quale, purtuttavia, è descritto e caratterizzato con sicurezza ed efficacia; molto invece ai rapporti tra i quattro ragazzi. (A.Moravia) Grazie al ricorso a un astrattismo e a un puntillismo sonoro talvolta addirittura piú vicino al rumore che alla musica tradizionalmente intesa, la modernità delle invenzioni musicali di Henze esprime al meglio gli ingranaggi crudeli della storia (E.Comuzio) Non capisco perché per trasporre i capolavori letterari serva quasi un permesso speciale. I film possono prendere ispirazione da tutto: esperienze personali, fantasie, libri... Anche i libri ne traggono vantaggio: in fondo trovano migliaia di lettori in più. (V.Schlöndorff) Ingresso riservato ai soci
I turbamenti del giovane Törless
(Der junge Törless)
REGIA: Volker Schlöndorff
ATTORI: Matthieu Carrière, Bernd Tischer, Marian Seidovsky, Barbara Steele
GENERE: Drammatico
DURATA: 88'
FOTOGRAFIA: Franz Rath
MUSICA: Hans Werner Henze
VISIONE CONSIGLIATA: Adulti
Premiato al Festival di Cannes 1965
Dal romanzo di Robert Musil
VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN INGLESE
PRODUZIONE: Norvegia-Svezia 2003 Anni ’50: un ricercatore svedese si installa a casa di uno scapolo norvegese per studiarne il comportamento in cucina. L’obiettività scientifica proibisce ogni comunicazione, ma la voglia di amicizia avrà la meglio. L’impossibilità della parola traghetta il film verso lande chapliniane, a dimostrare ancora una volta come la comicità più esilarante non abbia bisogno che di gesti (e forse che il cinema per essere grande può anche fare a meno delle parole). (M.Tagliabue) Impregnata di un umorismo alla Tati e alla Kaurismäki, la sua piacevolezza si nutre di una ricchezza tematica enunciata con leggerezza: la solitudine, il malessere, l'antagonismo tra norvegesi e svedesi, la critica dei sistemi di controllo sociale e di rendimento al servizio del mercato. (M.Morandini) Racconti di cucina inizia scoppiettante, forte di un soggetto tanto assurdo da essere divertente ancor prima che il film inizi davvero. Ed è questo forse il suo tallone d'Achille: la storia infatti non decolla mai del tutto, e il plot (quasi inesistente) non si rivela all'altezza delle aspettative. (D.Morena) Il meglio di Kitchen Stories sta nella delicata partitura comica per tre uomini e cucina (l’osservatore, l’osservato e l’amico dell’osservato), nella dinamica degli sguardi e dei gesti, delle piccole rappresaglie, delle mosse e contromosse, in cui Bent Hamer mostra di saperci fare nei rapporti fra corpi, spazi e inquadrature secondo la lezione di un Buster Keaton o di un Jacques Tati. (F.Tassi) Volevo realizzare una storia sull'amicizia e la solitudine, sulla necessità di socializzare dell'essere umano. (B.Hamer) Ingresso riservato ai soci
Kitchen stories – Racconti di cucina
(Salmer fra kiøkkenet)
REGIA: Bent Hamer
ATTORI: Joachim Calmeyer, Tomas Norström, Bjørn Floberg
GENERE: Commedia
DURATA: 91’
SCENEGGIATURA: B.Hamer, J.Bengmark
FOTOGRAFIA: Philip Øgaard
SCENOGRAFIA: Billy Johansson
MONTAGGIO: Pal Gengenbach
MUSICHE: Hans Mathisen
VISIONE CONSIGLIATA: Tutti
VERSIONE ITALIANA
Premiato a Cannes nel 2003